Aggiornamento 3 febbraio 2014:

L’associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual ha invitato i creatori della campagna #coglioneNo ad intervenire durante una conferenza.

 

Per chi fosse interessato a sentire l’intervento, eccolo:

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Nei giorni scorsi si è diffusa una serie di video, creati da “ZERO – Pirate FilmMakers“, che cerca di fare ironia e sensibilizzare il pubblico rispetto alle ingiustizie che riscontrano nel mondo del lavoro i giovani creativi e freelance.

Per chi non li avesse visti, eccoli:

Lo diresti al tuo idraulico? #CoglioneNO

Lo diresti al tuo giardiniere? #CoglioneNO

Lo diresti al tuo antennista? #CoglioneNO

 

I video hanno avuto una diffusione virale in pochissime ore, perché sono riusciti a toccare un nervo scoperto in un settore che va sempre più ingrandendosi, quello di chi cerca di tirare avanti inventandosi un lavoro. Anche io mi sono spesso trovata nella situazione di sentire affermazioni simili a quelle raccontate nei video (“non abbiamo budget”, “tanto sei giovane, fai esperienza”, “ti diamo visibilità”, “tanto ti piace farlo no? Ti diverti?”, “ti stiamo dando un’opportunità”). Soprattutto all’inizio del proprio percorso lavorativo, non è semplice dire di no a questo tipo di richieste, arriva però un momento nel quale è necessario cominciare a dire di no.
Perché le bollette non si pagano con il “divertimento”, e quando si va a pagare l’affitto il padrone non accetta in cambio “visibilità”. 
In nome della crisi e della mancanza di lavoro ci siamo fatti mettere i piedi in testa per troppo tempo, ora ci troviamo in una situazione dove spesso i clienti danno per scontato che riusciranno ad ottenere qualcosa gratis. Ciò che può essere normale in qualsiasi società, il furbetto che cerca di approfittarsene e se ne frega della qualità in nome del risparmio, noi l’abbiamo reso NORMALE.
E’ diventato un problema culturale: anche le grosse aziende che avrebbero la possibilità di spendere per un servizio fatto bene, spesso si comportano nello stesso modo descritto dai video. Dal vicino di casa al grande imprenditore, tutte le categorie di clienti pretendono qualcosa gratis, e pensano di ottenerlo con false promesse che sono ben lontane da compensare le ore di lavoro richieste.

Parliamoci chiaro: non sono tutti così. La maggior parte dei miei clienti paga regolarmente, è puntuale e onesta. Ma perché sono io a dire di no a determinate richieste. Magari quel lavoro lo perdo, ma… in realtà cosa perdo? Nulla. Risparmio tempo che posso utilizzare per prendere un altro lavoro retribuito.

Purtroppo c’è sempre chi, per moda, per visibilità o per rancori personali, deve andare controcorrente (Lettera aperta a chi svolge lavori creativi e si sente sfruttato). Per chi realmente fa questo tipo di lavori, affermazioni del genere fanno solo pulsare la tempia e sembrano un accumulo di ignoranza e pregiudizi, che generalizzano inserendo tutti nello stesso calderone fatto di poca voglia, poco impegno, lamentele e scarsa qualità. Giusto per citarne alcune:

“Mi dispiace molto che, in questo sistema economico iniquo, il tuo unico modo per denunciare il fatto che ti senti bistrattato e sfruttato sia condividere un video di Youtube”;

“Ad un osservatore esterno potrebbe sembrare che tu ritenga un tuo diritto inalienabile essere pagato per svolgere lavori che altre persone sono disposte a fare gratis, e questo in virtù del semplice fatto che tu, a differenza loro, hai speso 20,000€ di IED per imparare ad usare Photoshop CS 6″;

“Hai disgraziatamente deciso che avresti fatto un lavoro creativo perché il cantiere non ti avrebbe lasciato abbastanza tempo libero per i selfie, avresti dovuto sapere che il prezzo da pagare, in cambio del privilegio di non doverti alzare alle cinque e andare ad impilare mattoni per otto ore al giorno in un posto con la stessa percentuale di morti all’anno di Caracas, era doverti fare il culo per dimostrare di meritarti la posizione privilegiata alla quale aspiri. O forse pensavi che ti fosse tutto dovuto solo perché sai fare una linea retta su Autocad e sai a memoria qual è il codice esadecimale del Blu di Prussia?”.

Grazie per averci spiegato come va il mondo in modo così illuminato. E’ vero che non si può pensare di fare i freelance senza fatica. E’ vero che bisogna distinguersi, farsi conoscere. E’ vero che bisogna dare al cliente qualcosa in più per convincerlo a rivolgersi a te e non al cugino che si improvvisa nel tuo stesso lavoro. Ma è anche vero che la provocazione fine a se stessa non ha niente di apprezzabile ed è totalmente inutile, ne abbiamo un esempio nella politica tutti i giorni. Chi non rientra nelle categorie descritte (in modo così pittoresco!) e lavora seriamente, sa benissimo che non basta distinguersi e fare lavori di alta qualità per essere immuni da queste richieste assurde. Allora, a che pro scrivere un articolo così rancoroso, che sposta l’attenzione dal problema reale? E’ stato divertente? Un bell’esercizio di retorica? Sai di cosa parli e qual’è la realtà che vive un freelance tutti i giorni? Ho come il sospetto di no.

Sono anche stufa di sentir dire che sia necessario essere i più originali del mondo per chiedere soldi, che se facciamo una cosa che fanno in tanti non abbiamo diritto di lamentarci.
Quando si viene chiamati per svolgere un lavoro, si deve essere pagati. PUNTO. Non c’è nulla da mettere in discussione in questa frase. Chi fa le pulizie fa qualcosa che sanno fare tutti, e per tutti intendo anche un bambino di 2 anni con uno straccio in mano. E quindi? Per questo motivo pretendiamo che lo facciano gratis? Non credo proprio.

Il problema reale è che nel nostro paese ciò che è giusto è andato un po’ a farsi friggere. Dobbiamo riprendercelo.

Se vogliamo essere degni di rispetto, nostro dovere è offrire dei servizi di qualità, con serietà e professionalità. Studiare, formarci, sapere quello che facciamo ed avere l’umiltà di migliorare sempre ed essere onesti coi clienti.

Il passo successivo è quello di essere i primi a farci rispettare e rifiutare i lavori ingiusti.

Non possiamo sempre aspettare che il cambiamento arrivi dall’alto, da un’entità non ben definita che deve ristabilire l’ordine e la giustizia. Se siamo noi i primi a comportarci da “furbetti”, non cambierà mai niente. Noi siamo il nostro paese, le nostre azioni hanno delle conseguenze dirette sulla società intorno a noi. Diamoci una mossa.

Se lo facciamo tutti, forse il nostro paese cambierà.